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   © Collezione le Ortensie di Bagno di Romagna.

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1900     l'ibridazione 

In questo secolo il rapido sviluppo tecnologico fornisce una forte spinta al moltiplicarsi di specializzazioni e ricerche anche in campo botanico, così il testimone passa dai cacciatori di piante agli ibridatori, dai viaggi di esplorazione ai banchi da lavoro dei vivaisti europei.

Il Novecento si apre con una domanda semplice e rivoluzionaria: e se potessimo migliorarla?

Il primo a raccogliere la sfida è il francese Victor Lemoine, che nei primissimi anni del secolo inizia a lavorare sulle varietà introdotte da Maries e, utilizzando semi di una pianta naturalmente incrociata,  otterrà nuove selezioni di lacecap alcune delle quali, come Mariesii Perfecta, M. Grandiflora e Lilacina, sono ancora oggi nei nostri giardini. Il suo lavoro verrà proseguito dal figlio Émile che otterrà alcune delle classiche del '900.

Poco dopo entra in scena un altro francese, Émile Mouillère, il cui contributo è ancora più dirompente perché introduce i primi ibridi ottenuti da incroci pilotati come Beauté Vendomoise, Générale Vicomtesse de Vibraye e M.me Émile Mouillère,  varietà destinate a diventare classici assoluti.

La Francia apre la strada, ma il resto dell'Europa segue rapidamente.

Il lavoro di ibridazione si estende al Belgio, alla Germania e alla Svizzera, alimentato da un mercato sempre più vivace per le piante da vaso. È proprio questa spinta commerciale a fare da motore, in quanto l'ortensia non è più una rarità da ammirare negli orti botanici, ma un prodotto da vendere, da migliorare, da rendere più robusta, bella e colorata.

 

Prima della Seconda Guerra Mondiale vengono sviluppate oltre 300 cultivar, un numero straordinario eppure con un limite preciso, infatti per quarant'anni gli ibridatori orientano il loro lavoro in prevalenza verso lo sviluppo di forme mophead che erano all'epoca le preferite dai consumatori. 

Il secondo dopoguerra porta novità su due fronti opposti del pianeta.

In America, dove l'ibridazione era meno praticata, le varietà europee arrivano a ondate accolte con entusiasmo.

I centri di ricerca universitari e i vivaisti americani raccolgono la sfida e orientano i loro programmi di selezione verso obiettivi molto precisi: maggiore resistenza alle temperature rigide, fioritura prolungata, rifiorenza.  Così negli Stati Uniti, dopo un ritrovamento casuale, nasce la serie Endless Summer, macrophylle con il tema della rifiorenza, cioè che  rifioriscono durante tutta l'estate!

 

Questi temi diverranno iconici nelle varietà moderne e anche il mercato interno verrà stimolato da queste innovazioni tanto che l'ortensia conquisterà il secondo posto delle vendite vivaistiche dopo la rosa. 

Hydrangea macrophylla Endless Summer Bloomstar

Hydrangea m. Endless Summer Bloomstar rifiorente

blu o rosa a seconda del PH

Hydrangea macrophylla Endless Summer

In Svizzera, nel frattempo, si lavora con metodo scientifico applicato alla bellezza.

Nel 1952 la Stazione Sperimentale di Wädenswill avvia un programma sistematico di ibridazione che durerà trentacinque anni, concludendosi nel 1987 con il rilascio di 26 cultivar lacecap di straordinaria qualità note come la serie Teller di Wädenswill.

Da questo lavoro paziente e rigoroso nascono Libelle e Blaumeise, due nomi che ogni appassionato conosce bene.

 

Hydrangea m. Blaumeise tra le più belle della serie Teller,

il nome tedesco significa cinciallegra blu!

Sul piano economico il Novecento vede affermarsi anche una nuova disciplina di tutela dei diritti degli ibridatori che, per le varietà brevettate, costituisce una difesa dalle moltiplicazioni non autorizzate. 

Parallelamente, nel corso degli anni, si è sviluppata un'organizzazione del mercato che vede grandi agenzie di marketing specializzate che si occupano di curare tutto l'iter necessario al riconoscimento del brevetto e alla gestione dei rapporti con i moltiplicatori, sia locali sia internazionali. 

 

Il sistema ha una sua complessità e un regime di costi che molti ibridatori indipendenti e piccoli vivaisti hanno difficoltà ad affrontare, rinunciando così a registrare le proprie novità, sebbene l'intento originario fosse la tutela dei loro interessi economici e la distribuzione nel mercato globale degli ottenimenti di reale valore commerciale.

Conseguentemente si sono creati dei canali distributivi dove i nuovi ottenimenti di pregio possono diffondersi ed emergere anche a livello globale e dove il ruolo dei vari attori della filiera risulta definito e tutelato.

Per il consumatore finale il vantaggio risiede nella possibilità di ottenere facilmente e più velocemente le novità che provengono da ogni angolo del pianeta, benché l'intera filiera incida sul prezzo finale.

Ma la storia ha un colpo di scena finale, e arriva dal Giappone!  

Le varietà mophead europee, nate da quel piccolo campione di piante raccolte sull'arcipelago due secoli prima, compiono un viaggio di ritorno verso la loro terra d'origine. 

Qui le attendono ibridatori con un gusto e una sensibilità diversi, capaci di coniugare l'estetica orientale con le conquiste tecniche europee. 

Le forme lacecap, sempre predilette in Giappone,  diventano oggetto di raffinatissime e rivoluzionarie diversificazioni: sepali dal profilo insolito, cromatismi variabili nel corso della fioritura, colori sfumati, proporzioni mai viste prima come le forme doppie e triple.              

L'ortensia torna a casa arricchita dal mondo, e il mondo si arricchisce di quello che il Giappone restituisce.

Così è il Giappone, ancora una volta, ad offrire uno sguardo diverso e prezioso.

Le aree di speciazione naturale dell'arcipelago, i luoghi dove la macrophylla e la serrata crescono spontanee da millenni, sono oggi protette e sottoposte a monitoraggio scientifico. Qui gli esploratori botanici contemporanei continuano a individuare soggetti selvatici con caratteristiche originali mai osservate prima che  contribuiranno ad arricchire il patrimonio genetico disponibile per gli ibridatori di tutto il mondo.

 

La storia dell'ortensia, in fondo, non è mai finita... ed è senz'altro la storia di un'alleanza tra l'uomo che, con intelligenza e abilità, osserva la Natura e la affianca nella sua opera generatrice.