© Collezione le Ortensie di Bagno di Romagna.
Sito privato a carattere informativo e documentale.
Testi, immagini, logo e contenuti originali riservati.
Riproduzione e utilizzo da parte di terzi non consentiti senza autorizzazione.
sommario
1. cos'è un'ortensia
3. il mistero del colore: la chimica del pH
Spigolature: un termine che viene dall'antica pratica contadina di raccogliere le spighe rimaste nei campi dopo la mietitura.
Qui prendiamo in prestito lo stesso gesto per raccogliere alcune curiosità: dettagli scientifici, echi letterari, immagini artistiche…
Scegli il paragrafo che più ti incuriosisce o lasciati guidare dal sommario!
Le infiorescenze delle ortensie (specie Hydrangea macrophylla e serrata) si dividono in due forme ben distinte:

fiori globosi ( chiamati MOPHEAD )
Forma: sferica o a pon-pon, grande e densa
Composizione: formati da fiori sterili con sepali colorati molto vistosi
Dettagli: i pochi fiori fertili sono piccolissimi e generalmente nascosti all'interno della struttura

fiori piatti ( chiamati LACECAP )
Forma: appiattita e aperta simile a un disco (cuffia di pizzo)
Composizione: il disco è costituito da tantissimi fiori fertili
Dettagli: lungo il bordo esterno si schiudono una o più file di grandi fiori sterili con sepali appariscenti
Il fascino dell’ortensia?
La sua capacità di mutare, sfumando e miscelando i colori dei fiori nel corso della stagione, è questo che ci sorprende sempre.
Un’ortensia bianca è bianca e basta.
Ma le ortensie rosa, in tutte le loro gradazioni fino al rosso, e quelle blu, anch’esse in tutte le sfumature possibili, cambiano le tonalità man mano che maturano i fiori. Non solo, talune sono in grado di passare dal rosa all’azzurro grazie alla presenza di un ingrediente: l’alluminio.
Però l’alluminio da solo non basta perché prima deve essere assorbito dalla pianta, ed è il terreno a determinare se questo può avvenire o meno.
In un terreno acido, l'alluminio diventa disponibile per le radici della pianta: risalendo fino ai fiori, si lega ai pigmenti naturali (le antocianine) e li trasforma in blu.
In un terreno neutro o alcalino, invece, l'alluminio resta bloccato nel suolo irraggiungibile per la pianta, i sepali restano allora nelle tonalità del rosa.
Le ortensie bianche non partecipano a questo gioco perché sono prive del pigmento stesso, e nessuna quantità di alluminio potrà mai colorarle.
Un fiore che cambia colore con la stagione e con la chimica del suolo non poteva che affascinare pittori, poeti e incisori, in Oriente come in Occidente.
Il Giappone possiede una cultura raffinata, fatta di sfumature discrete e spazi sofisticati. La natura pervade ogni forma d'arte perché è proprio il rapporto con essa che caratterizza la tradizione culturale e artistica.
Qui l'ortensia, ajisai, porta con sé un soprannome poetico shichi henge ‘le sette trasformazioni’ proprio per le sue tonalità mutevoli.




Compare già nel Man’yōshū, la grande antologia poetica dell’VIII secolo, e attraversa i secoli fino a raggiungere l’haiku, la forma poetica breve di appena 17 sillabe, capace di fissare in un solo istante un’immagine della natura e il sentimento che essa suscita.
Oltre a Bashō, il suo maestro più celebre, altri autori le dedicarono più di un verso…
Il significato che i giapponesi hanno attribuito a questo fiore è cambiato nel tempo, ed è tutt'altro che univoco.
Nel periodo feudale, la sua natura cangiante veniva interpretata dai samurai come simbolo di incostanza, incompatibile con un codice d'onore fondato sulla fermezza.
In epoche più recenti, il fiore ha assunto significati assai più teneri: gratitudine e sincero pentimento.
Secondo un’antica leggenda giapponese, un imperatore donò delle ortensie alla famiglia della donna che amava per scusarsi di averla trascurata a causa dei suoi impegni di governo.
Per questo motivo il fiore è associato a sentimenti di gratitudine sincera, richiesta di perdono e riconciliazione. Al contempo la mutevolezza della sua fioritura racconta il ciclo della vita caratterizzato dai cambiamenti, mostrando il profondo legame tra uomo e natura sempre presente nella cultura nipponica.
È anche il fiore-simbolo dell'inizio della stagione estiva (considerata un kigo, parola-stagione, accanto a iris e glicine) e delle piogge, tsuyu, quando ortensie di ogni tonalità fioriscono nei templi e giardini di tutto il Giappone.
Un’ambivalenza affascinante tra incostanza, o impermanenza, e sentimenti sinceri che cambia a seconda degli sguardi e nel corso dei secoli.
Le immagini che accompagnano le pagine di questa collezione, dalle vedute di Dejima alle rappresentazioni di Kōrin e Hokusai, non sono semplici illustrazioni. Sono testimonianze di come, per secoli, lo stesso fiore sia stato osservato, amato, dipinto e raccontato. E talvolta la pittura ha narrato questa meraviglia anche a migliaia di chilometri di distanza.
Ecco un tuffo tra alcune opere che ritraggono l'ortensia!

Fiori estivi
di Kitagawa Sōsetsu
metà del XVII secolo
Museum of Art - Cleveland
Nel rotolo dipinto da Sōsetsu fondatore della scuola Rinpa, l'ortensia bianca convive con la lanterna cinese ( alkechengi phisalis) e un ramo di rovo, secondo un gusto tutto Rinpa per l'eleganza decorativa più che per la fedeltà botanica.
La tecnica del tarashikomi, pigmento fatto colare goccia su goccia sul foglio ancora umido, dà alle foglie una profondità quasi acquerellata, mentre le nervature dorate tradiscono la mano di un artista abituato a lavorare anche su paraventi e ventagli di pregio.

Gallo e ortensie
di Utagawa Hiroshige
ca. 1840
Courtesy of the RISD Museum - Providence
Il gallo, immagine di forza e del giorno che si rinnova, sembra ignorare le ortensie che lo sovrastano.
Un dettaglio non casuale perché la poesia che accompagna queste stampe di Hiroshige gioca proprio sull'incostanza del fiore, il cui colore muta come l'atteggiamento di chi seduce con dolcezza per poi cambiare.
Il gallo, saldo nella sua natura, resta indifferente a questo gioco di apparenze.

Fiori di primavera
di Claude Monet
1864
olio su tela
Museum of Art - Cleveland
Stesso periodo ma in un continente diverso, un giovane Monet, non ancora il maestro della luce che sarebbe diventato a Giverny, dedica a questa composizione e alle ortensie la stessa attenzione analitica che avrebbe poi riservato alle ninfee.
Non fiori-simbolo ma un soggetto su cui studiare colore e luce, colto nella sua fragranza più immediata.

Ajisai e la farfalla
di Inuzuka Taisui
1920
xilografia
National Museum of Asian Art - Washington
Artista di cui si sa poco, ma capace di restituire la freschezza di questa composizione.
La tecnica di gradazione cromatica, bokashi, tipica della stampa giapponese, dona ai fiori grande profondità.
In Giappone i fiori che rappresentano le stagioni, come l'ortensia l'estate, entravano a buon diritto anche negli oggetti della vita quotidiana.
I kimono leggeri erano decorati frequentemente con motivi floreali, così come quelli invernali che potevano utilizzare le ortensie tradotte talvolta in motivi geometrici.

Dopo il bagno
di Kitano Tsunetomi
1912
dipinto su seta
Kyoto Municipal Museum of Art
Tra le foglie di sfondo, le parti blu del kimono richiamano nella forma i fiori dell'ortensia. Un motivo che, come spesso accadeva nell'abbigliamento giapponese, traduceva la natura stagionale in eleganza da indossare.

Anche nella ceramica veniva celebrato questo fiore.
I suoi sepali vistosi si prestavano bene alla decorazione di piatti e vasellame raffinato, testimoniando come l'ortensia fosse già, tre secoli fa, parte del linguaggio decorativo giapponese.
porcellana con disegno di ortensia
arte giapponese tra il 1690 e il 1730
Metropolitan Museum of Art
E se vi è venuta voglia di visitare il Giappone, non dimenticate di scoprire il Meigetsu-in, a Kamakura.
Kamakura, storicamente uno dei centri più importanti nipponici tra la fine del 1100 e il 1330, si affaccia sulla baia Sagami con la vista del monte Fuji all'orizzonte.
Tra le colline che la circondano si trovano numerosi templi buddisti e santuari scintoisti, tra i quali il Meigetsu-in.
Fondato nel 1160 come piccolo eremo Zen, oggi questo tempio della scuola Rinzai è conosciuto da tutti con un altro nome: Ajisai-dera, "il tempio delle ortensie".

Ogni giugno, circa 2.500 piante, quasi tutte della varietà Hime Ajisai dal blu intenso, trasformano i suoi sentieri in un fiume di colore.
by Giulhem Vellut CC-BY-2.0
La “Principessa ortensia” (hime significa principessa) è una varietà autoctona giapponese che gli esperti ritengono sia un antico ibrido naturale tra Hydrangea serrata e macrophylla.
Le foglie sono simili alle serrata mentre il fiore, globoso, inizia in bianco evanescente per poi virare a un azzurro chiarissimo che si intensifica fino al blu cielo vivido e uniforme.

In Giappone la fioritura non si osserva soltanto, ma si vive come un evento a sé stante, quasi un rito collettivo.
Accade con i ciliegi in primavera, nella celebre tradizione dello hanami, e accade allo stesso modo con le ortensie in giugno.
Un'attesa che si rinnova ogni anno, e che porta intere famiglie a programmare la visita nel giorno esatto in cui i fiori raggiungono il loro massimo splendore, tanto che esistono app e previsioni ufficiali che seguono, quasi come un bollettino meteo, l'avanzare della fioritura da sud a nord del paese.
Non stupisce quindi che, durante la stagione delle piogge, Meigetsu-in si riempia di visitatori pronti a mettersi in fila pur di camminare tra le sue ortensie e di fermarsi, alla fine del percorso, davanti al Satori no Mado, la ‘Finestra dell’Illuminazione', una grande apertura circolare che inquadra il giardino come fosse un dipinto vivente.

by Tarourashima/Wikimedia Commons