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   © Collezione le Ortensie di Bagno di Romagna.

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  Le radici del viaggio 

una premessa necessaria 

I secoli delle grandi esplorazioni geografiche, in particolare tra il XVII e il XIX secolo, furono per la ricerca botanica un periodo veramente entusiasmante!

Migliaia e migliaia di specie, sino ad allora sconosciute alla scienza europea, vennero studiate e introdotte nel continente.

Le piante provenivano da tutte quelle aree del mondo nelle quali l’esplorazione delle potenze europee si spingeva, unendo le finalità scientifiche a quelle prevalenti di natura economica e coloniale.

La necessità di catalogare e classificare ogni nuova scoperta andò di pari passo con il progredire della botanica sistematica e decine di eminenti naturalisti diedero vita ad un intenso lavoro di ricerca e descrizione, manifestato dall’enorme mole di pubblicazioni scientifiche.

I porti e i nuovi scali commerciali in Oriente si mostravano ai nuovi arrivati con l'aria densa di spezie sconosciute e voci incomprensibili. Tra i marinai che sbarcavano c'era sempre una figura particolare, forse meno glamour dell'esploratore ma altrettanto fondamentale, era il medico di bordo. 

La sua presenza sulle navi era indispensabile perché i lunghi mesi di navigazione in mare aperto potevano trasformarsi facilmente in tragedia, ma fu proprio questo ruolo a farne, inaspettatamente, il vero protagonista della storia botanica. 

 

Ogni medico europeo dell'epoca portava con sé una formazione profondamente intrecciata con la conoscenza delle piante, che costituivano la base esclusiva delle cure disponibili.

Uno sguardo allenato a riconoscere, distinguere e valutare il mondo vegetale che, approdando in terre sconosciute, diventava uno strumento di scoperta straordinario. Quando si trovavano davanti a una pianta ignota sapevano cosa fare: osservare, annotare, conservare. 

 

Questa tradizione aveva radici antiche. Era stato Dioscoride, nel I d.C., a codificare per primo in modo sistematico il legame tra piante e medicina nel suo De Materia Medica, che rimarrà il testo di riferimento per la farmacopea occidentale fino al Rinascimento, rendendo la botanica, per molti secoli, una branca della medicina a tutti gli effetti.

Fu proprio in questo solco che si svilupparono gli  Orti Botanici che, nel corso dei secoli, hanno svolto sia la funzione di produzione alimentare sia, soprattutto, la coltivazione a scopo medicinale.  

Nel Medioevo erano denominati “Orti dei Semplici” (dove il termine Semplici indicava il principio attivo ricavato direttamente dalla pianta) ed era una tradizione consolidata propria del monachesimo.

Probabilmente il primo orto botanico del mondo occidentale nasce a Salerno ad opera di Matteo Silvatico, insigne medico della scuola salernitana, che allestì il Giardino della Minerva, tra il 1317 e il 1320, per coltivare e studiare piante a scopo terapeutico e medicamentoso.

Tali orti sono stati un importante supporto a sostegno dello studio delle piante officinali.​​

Col Rinascimento lo studio dei semplici con finalità farmacologiche e mediche, non era più sufficiente!

L’arrivo di molte “novità” vegetali dal Nuovo Mondo e dall’Asia imponeva nuovi studi sulla loro morfologia e classificazione. 

Inoltre l’esigenza per le Scuole di Medicina di disporre di piante fresche per gli studenti che dovevano apprenderne il riconoscimento e l’utilizzo, diede impulso all’evoluzione di questi orti. 

Nascono così gli Orti Botanici Accademici.

 

Il più antico del mondo è quello dell’Università di Pisa realizzato nel 1543, poi arrivarono quelli di Firenze e Padova nel 1545.

Presto in tutta Europa si segue l’esempio italiano e sorgono gli orti accademici di Leida (1577), Lipsia (1580), Heidelberg e Montpellier (1593).​

Orto botanico di Padova. Veduta ottocentescaPianta del Giardino dei Semplici, FirenzeVeduta aerea dell'Orto botanico di Pisa

gli Orti Botanici di  Padova,  Firenze e Pisa

Lo sviluppo delle esplorazioni geografiche fece sì che molti esploratori, al ritorno dai loro viaggi, portassero con sé anche essenze esotiche, le cosiddette "plantæ peregrinæ", cosicché gli orti diventarono anche giardini di acclimatazione di piante tropicali. 

 

E le nostre amate Hydrangee?

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Queste furono solo una delle stelle di quell’universo botanico che affluì in Europa, inizialmente sotto gli occhi degli studiosi poi progressivamente nelle mani dei giardinieri, dei vivaisti e degli ibridatori.

Tutto ciò richiese tempo, qualche errore di classificazione, corretto man mano che la panoramica delle conoscenze si completava, prima di giungere alla diffusione popolare e al suo impiego.