© Collezione le Ortensie di Bagno di Romagna.
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Kaempfer (1651-1716) nacque a Lemgo (Westfalia), si laureò in Filosofia a Cracovia e studiò Medicina e Scienze Naturali.
Fu uno degli uomini più colti del suo tempo, conosceva quasi tutte le lingue europee e, non contento, imparò il turco e il persiano durante i suoi viaggi.
Fin da giovanissimo aveva mostrato le qualità che lo avrebbero contraddistinto: spirito d'osservazione, sete di conoscenza e amore per i viaggi.

Quando arrivò nella base di Dejima come medico era già un viaggiatore di lungo corso.
Infatti aveva attraversato la Russia al seguito della delegazione svedese, ed era giunto in Persia a Isfahan nel 1684 dove rimase come segretario di legazione. Da qui raggiunse le rovine di Persepoli per eseguire rilievi, disegni, e trascrizioni di alcune iscrizioni. Sarà il primo ad usare l'espressione “scrittura cuneiforme”!
Ma presto il desiderio di nuovi orizzonti prese il sopravvento, così si fece assumere dalla VOC e come medico di bordo prestò servizio nell'Oceano Indiano e per un certo periodo rimase a Giava.
A Dejima, con occhi curiosi e rigore di scienziato, trascorse due anni e mezzo annotando, disegnando e raccogliendo senza sosta.
Conquistò la fiducia dei locali con cure gratuite e lezioni di medicina e matematica, e il suo amore per le piante, molto apprezzato dai giapponesi, fu un passe-partout che gli permise di ottenere libri, mappe e disegni.
Per due volte fece parte della delegazione olandese invitata a rendere omaggio allo Shogun a Edo (odierna Tokyo) e in queste occasioni ebbe l’opportunità di vedere vaste parti del paese.

Dopo più di vent'anni di esplorazioni fece rientro in patria ed entrò al servizio di un nobile. Aveva intenzione di pubblicare le memorie dei suoi viaggi e un libro dedicato interamente al Giappone ma riuscì a completare solo un testo: Amoenitatum Exoticarum pubblicato a Lemgo nel 1712.
È una raccolta di saggi sulla cultura persiana e giapponese.
Nella sezione dedicata al Giappone inserì un capitolo dedicato alla flora nipponica dove descrisse anche le Ortensie.
Ne documentò numerose forme distinguendo tra quelle a fiore “pleno” e quelle a “pizzo”, una, definita Sitsisaki con una traslitterazione fonetica dal giapponese, non è oggi identificabile con certezza ma nella descrizione richiama l' “Hananabi”.

Un’altra nominata ‘Te Mariqua’ (temari è il termine usato dai giapponesi per descrivere le ortensie con infiorescenza sferica) viene indicata come Sambucus rosea e fu successivamente riconosciuta come una H.serrata.
In definitiva, Kaempfer individuò e descrisse l’ortensia ma classificandola come una nuova specie di sambuco.
Alla sua morte tutti i suoi appunti di viaggio e gli erbari furono acquistati dal medico, botanico e collezionista inglese Sir Hans Sloan che li raccolse nel libro, pubblicato a sue spese nel 1727, History of Japan.
Il libro ebbe un successo strepitoso in tutta Europa determinando per almeno un secolo l'immagine che gli europei si fecero del Paese del Sol Levante, allora chiuso agli stranieri.
Linneo stesso, che nutriva una grande stima per Kaempfer tanto da dedicargli il genere Kaempferia, possedeva una copia personale dell'Amoenitatum, fitta di annotazioni, e le tavole botaniche divennero i riferimenti ufficiali nella classificazione della flora nipponica.
Vale la pena ricordare che fu proprio Kaempfer il primo a descrivere e classificare il Ginkgo biloba, un contributo che affianca quello sulle Ortensie e rende ancora più evidente il suo ruolo di pioniere nella conoscenza della flora giapponese in Occidente.
